LE TOURNÉE

1993

BRASILE

Era la prima volta di tutto: il viaggio, le confidenze, le canzoni, l’ospitalità delle case brasiliane, i ristoranti, la stanchezza e l’entusiasmo, il Luther King, il ritmo, il ballo e, naturalmente, i concerti.
Il tempo di appoggiare le valigie nelle case dei loro ospiti, e quaranta coristi milanesi, tra cui un piccolo soprano di 12 anni, Simone, si trasferiscono alla Fazenda Bethania per un fine settimana con il Coro Luther King. Accoglienza fantastica, e un freddo tremendo. Da quel momento in poi ci sarebbe stato sempre qualcuno con la febbre e senza voce. Abbiamo cantato, giocato a pallavolo e calcio (Italia-Brasile, un classico), eletto Miss Cantosospeso (Caroline), cercato di imparare a ballare come brasiliani e fatto molto “troca-troca”: io insegno un brano a te, tu insegni un brano a me. Dopo sono cominciati gli impegni ufficiali e i concerti: nei teatri, nelle chiese, nelle piazze. Qualche flash: Il MASP a São Paolo, il Festival di Musica Contemporanea di Santos, il churrasco della Fazenda, Simone che cade nella vasca di decantazione della cachaça, “Otche Nash” cantato al buio nella chiesa senza tetto, l’incontro a São José dos Campos con Libercanto, la bravissima direttrice Yara Campos e la processione danzante del Bicho Coral…

 

1996

BURKINA FASO

Alla fine degli anni Novanta, il Burkina Faso era piuttosto noto negli ambienti artistici europei. Il regista Peter Brook trovava là i migliori attori per le sue pièce d’avanguardia e molti andavano a Ougadougou o a Bobodioulassu per imparare le percussioni o l’arte di raccontare storie, che da quelle parti è una nobile professione. Cantosospeso aveva un progetto diverso: conoscere cori locali e nuova musica da cantare facendo una tournèe, cosa alquanto nuova in un Paese dell’Africa occidentale sub sahariana. Durante i concerti, su palchi improvvisati e illuminati dal neon, i bambini correvano rumorosi per catturare le libellule e il resto del pubblico guardava, un po’ allibito e sorpreso, lo spettacolo. Poi si invertivano i ruoli: noi diventavamo spettatori e gli artisti burkinabè si esibivano in danze, musica e canti. Questo sì che era un incontro culturale tra mondi diversi. Tra un “Nkosi Sikelele” intonato da noi e un “Faso è ambifo” dei cori di chiesa burkinabè, c’era sempre qualcosa da scoprire, un’occasione per mettersi in gioco, un’esperienza straordinaria da provare. Come quando viaggiammo per due giorni attraverso una landa quasi deserta, con cibo e acqua contingentati, per raggiungere nell’altopiano di Sindou i picchi sacri della tradizione djoula. In quell’anfiteatro naturale, il coro aspettava il “la” del maestro Lutero appostato sulla cima di un picco a qualche centinaio di metri e a quel segnale la musica riempì di note tutta la valle. Indimenticabile l’esecuzione del lieder “ Waldesnacht“ di Brahms in piena giungla africana; se noi capivamo a malapena il tedesco che cantavamo, il pubblico non capiva assolutamente niente, ma ecco scattare la magia della musica e alla fine, nel silenzio, tutti hanno capito quell’ode di Brahms alla natura e all’amore.

 
 

1997

CUBA

Novembre ’97: Cantosospeso va a Cuba, anche per partecipare al Festival Internazionale dei Cori di Santiago.
All’Avana ci ha accolti Herardo, addetto culturale della Casa de Las Americas, vecchio amico di Martinho, che ci ha aiutato a scoprire strade, gente, bar, la Casa della Musica e il son cubano. Abbiamo eseguito concerti in splendide chiese barocche e incontrato cori e musicisti, lasciando in dono carta per scrivere la musica, dono prezioso perché la carta era rarissima in quel periodo a causa dell’embargo economico imposto dagli USA. Abbiamo vissuto in prima persona, ma due anni prima, molte delle scene che Wim Wenders filmerà in “Buena Vista Social Club”. Contrasti del viaggio: spiagge da cartolina e Mausoleo del Che a Santa Clara, dove abbiamo intonato, sinceramente commossi, un brano del Requiem cristiano, primo canto sacro eseguito sopra la tomba del rivoluzionario; concerti e bagni in piscina, mance in dollari e tessere annonarie. La bellezza e le contraddizioni di Cuba.
Ma l’emozione più grande è stato il fuori programma della visita alla Iglesia de Nuestra Señora del Carmen a Santiago, dove Esteban de Salas (1725-1803) scrisse il bellissimo Requiem barocco che non riuscì mai a sentire: l’abbiamo cantato noi, per lui, nella sua chiesa, sulla sua lapide.

 

2001

PORTOGALLO

Il contatto con la terra portoghese avviene attraverso le campagne dell’Alentejo. Ai colori, che sono a disposizione di qualsiasi turista, i coristi di Cantosospeso possono aggiungere suoni e storie. Le storie di una terra contadina, dura, aspra e bella, terra di lotte e di rivendicazioni che risuonano nei canti che ci troviamo ad ascoltare dai cori che ci ospitano a Serpa, a Barreiro e a Palmela. Indimenticabile anche il primo impatto con la lingua che i coristi, dopo tanti anni di frequentazioni con la musica brasiliana pensavano di padroneggiare senza troppa fatica: ebbene, non è così. Il portoghese è ruvido, a tratti incomprensibile, di una musicalità tutta diversa (vien da dire opposta) alla morbidezza del brasiliano: una sfida in più per chi si trova a cantare, da italiano, un portoghese che sa di Brasile nel cuore del Portogallo! Ad addolcire il viaggio ci pensa però Ivan Vilela, magistrale musicista e suonatore di viola caipira, una chitarrina tipica della musica popolare brasiliana che ha però le sue radici proprio nelle zone che stiamo visitando. Ivan riempirà i nostri concerti di accordi e arpeggi, trasportando i coristi e il pubblico a migliaia di chilometri di distanza. Al Monastero di Batalha è tempo di prove spontanee di acustica: si formano quartetti e sestetti per sperimentare la resa di chiostri e arcate, mentre l’Ensemble 1492 si esibisce nella cappella con un repertorio di musica antica. Indimenticabile la tappa a Coimbra, città universitaria dalle stradine strette e dalle tradizioni antiche: il fastidio provocato in noi dalla guida, un anziano nostalgico del regime di Salazar che si ostina a mostrarci i fasti della dittatura, si stempera e scompare nel teatrino dove ci accoglie un terzetto di cantanti di fado universitario. Così lasciamo il Portogallo con in testa un ritornello che non ci abbandonerà per gli anni a venire: “Coimbra tem mais encanto na hora da despedida”.

 

2004

KENIA

Nel 2004 ormai lo sapevamo, dappertutto nel mondo c’è qualcuno che canta e che non si tira indietro se gli proponi di cantare insieme. In Kenya abbiamo cantato in una cattedrale, in un villaggio turistico, nello studio di registrazione di una radio, in una bidonville, in un museo, in villaggi lontani dalle strade asfaltate. Riconoscersi nel piacere condiviso del canto è stato, qui più che altrove, emozionante, perché chi ci ascoltava e cantava con noi vive in un mondo quotidiano così distante. A Watamu dovevamo incontrare i bambini della scuola che abbiamo aiutato a costruire con i nostri concerti a Milano; scendiamo dal pullman cantando “Mwana Wa Kondo”, che i ragazzi del coro infantile Kambilolo ci avevano insegnato l’anno prima durante la loro tournée italiana. Lontano sentiamo delle voci intonare la stessa canzone e solo in un secondo momento vediamo sbucare tra gli alberi i bambini che ci vengono incontro. Tornano alla mente anche le donne del piccolo coro della chiesa di Saint John, sempre a Watamu. Ci siamo scambiati dei canti, poi, mentre il maestro e i coristi maschi sono rimasti a parlare con noi, loro sono corse a casa a preparare la cena. Erano giovanissime, ma ognuna aveva già tre, quattro figli. Da ogni tournée abbiamo sempre riportato a casa delle canzoni. Dal Kenya siamo tornati con “Mganga”. Chissà se il pubblico si domanda come mai questo è l’unico brano del repertorio in cui nel coro c’è qualcuno che si mette a ballare. È quasi un riflesso condizionato per chi tra noi ricorda il memorabile pomeriggio in cui le pazienti donne del villaggio del maestro Mwatela si prestarono a farci lezione di danza africana. Anche loro di sicuro non si sono dimenticate di noi e della nostra irrimediabile goffaggine.

 

2005

PORTOGALLO

Nel 2005 la tournée di Cantosospeso ha interessato la parte centrale del Portogallo: un cerchio intorno a Lisbona, che ha attraversato il nord dell’Alentejo ed è arrivato sino a Ourém. Com’era già successo in occasione del primo tour, i concerti e gli scambi con le associazioni musicali e i cori portoghesi ci hanno riempito le giornate. Cori e associazioni musicali simili alla nostra, improntate sulla ricerca vocale e musicale a 360°, senza barriere culturali. L’associazione culturale “Cantar Nosso” di Golegã (che abbiamo poi ospitato in Italia nel 2007) è un esempio di quanto possa fare la musica per la coesione sociale in una regione povera: due cori di giovani, un coro polifonico e una scuola musicale. Molto giovani erano anche le voci del Coro Juvenil da Cidade de Torres Vedras (ospitati da noi nel 2012) con cui abbiamo diviso il palcoscenico. A Ourém ci ha accolto il Coro Auris che ci ha fatto emozionare non solo per la bravura ma anche per il calore dell’accoglienza (come dimenticare la montagna di sardine fritte e il quintale di budino alla vaniglia fatto dalle donne di Ourém). Ma il coro a noi più affine è stato sicuramente il Coro Lopes-Graça che abbiamo incontrato all’Academia dos Amadores de Música di Lisbona.
Questo coro è stato fondato nel 1941 dal grande musicista e compositore Fernando Lopes-Graça e da lui diretto fino al 1994, anno della sua morte. Cantosospeso aveva già in repertorio diversi suoi brani e nel corso della prova si è subito instaurato con il direttore e con i cantanti un profondo legame: quel tipo di relazione possibile solo se si canta insieme con lo stesso spirito. “Acordai” cantata dal Coro Lopes-Graça rimarrà indelebilmente nei nostri cuori.

 

2006

BRASILE

Quasi quattro settimane, decine di migliaia di chilometri in pullman e in aereo, 23 concerti, innumerevoli prove. Potrebbe sembrare un incubo, invece è stata un’esperienza divertente, piena di energia e di voglia di stare insieme. Moltissimi i ricordi. Primo fra tutti il valzer “Sul bel Danubio blu” suonato dall’orchestra giovanile dell’Istituto Musicale Baccharelli. Una scuola popolare di musica nel cuore di una favela di São Paolo. Bambini e ragazzi poverissimi che ci accolgono con la musica più borghese della vecchia Europa! Uno dei concerti più emozionanti è stato quello al Monastero di San Bento a São Paolo. È stato l’unico concerto del coro femminile. Il concerto era a ora di pranzo di un giorno feriale e in una chiesa grandissima. Oltre mille persone, studenti, impiegati, massaie scese da casa, gremivano la chiesa. Pubblico in piedi e grande successo! E per finire l’indimenticabile avventura amazzonica del lungo viaggio per arrivare al villaggio Kraô, una radura circondata da capanne nelle quali veniamo ospitati. Dopo un “bagno di benvenuto” nel loro fiume, si cena a base di carne e riso e poi si canta e si fa musica per tutta la notte intorno a un fuoco, infine, stanchissimi, ci addormentiamo sulle amache delle verande. Il giorno dopo continuano le cerimonie, assistiamo al culto di riverenza agli antenati del villaggio. Dei coristi (volontari) vengono poi dipinti su tutto il corpo secondo rituale. Infine c’è per tutti il battesimo Kraô: a ognuno di noi viene dato un nome nella loro lingua. Ci spiegano che questo rito ci fa diventare parte di un’unica comunità. Chi ne fa parte sarà sempre accolto dall’altro. Quindi possiamo tornare qui quando vogliamo e saremo sempre i benvenuti.
Non è poco di questi tempi!

 

2011

CROAZIA

Questa è stata una tournée del coro femminile Didone, accompagnato da Silvia Musso, la nostra arpista di fiducia, dalle Sandre (una bionda e una mora), le nostre guide e da Alfredo, l’autista del pullman (che abbiamo naturalmente salutato cantandogli l’aria di Verdi). Dal Brasile, cinque cantanti del Coro Luther King si aggiungono per poi raccontare agli altri la meravigliosa esperienza. Nei concerti siamo sempre stati accompagnati da musicisti croati, con una menzione speciale per Metod, bravissimo flautista e gran bel ragazzo, che è stato con noi per tutta la tournée (con il fisiologico scompiglio che la presenza di un bell’uomo può portare in un coro femminile). Tutto è cominciato con un avventuroso viaggio in treno e pullman fino a Rijeka dove, al Santuario di Trsatt abbiamo tenuto, la sera stessa, il nostro primo concerto. Ma molti altri ricordi ci legano a questa tournée. Il concerto sulla scalinata della splendida villa Angiolina di Opatjia sotto un imprevisto sole. L’incontro con il Coro Lira che ci ha insegnato due brani del suo repertorio. La calda accoglienza della comunità italiana di Labin dove, dopo il concerto nel delizioso teatrino locale, abbiamo potuto apprezzare l’efficacia della slivovitza contro il gran freddo che faceva. La sorpresa, a Split, dell’esibizione di una Klapa (tipico quartetto vocale maschile) tra le rovine del palazzo di Diocleziano. L’emozione del concerto nella chiesa di Cilip, un paese dell’interno invaso dai bosniaci durante la guerra, dove il parroco ha voluto lasciare esposte le statue sacre sfregiate dai miliziani musulmani. L’ottima accoglienza del Vescovo di Dubrovnik che ci ha fatto cantare nella Cattedrale e poi lungo le strade della sua bellissima città. Infine a Zara, ultima tappa della tournée, abbiamo trovato la città tappezzata da manifesti dello Zbor Didone e il nostro ultimo concerto è stato anche ripreso dalla TV.

 

2016

BRASILE

La tournèe  in Brasile del marzo 2016 è stata, a dirla tutta,  una grande bevuta:  di acqua dell’Oceano, di pioggia del Pantanal, di cachaca, musica, viaggio e ritmo; in sintesi, è stata per molti la  scoperta di un continente nuovo. Perché il Brasile, per varietà e consonanza, vale un intero continente. E’ stato un incontro con l’affetto e la bravura indiscussa dei King che, come un  tappeto persiano fatto a mano, hanno dato struttura e spazio all’ordito e all’istrionismo tipico dell’italica gente. Il “nostro” Brasile, da allora, è diventato uno schermo su cui scorrono immagini di città e foreste ma soprattutto di volti di persone conosciute e riconosciute: Sira, Regina, Wagner, Rodrigo, Pedro, Paulo, “Capim”… solo per citarne alcuni. Tre settimane per ritrovarsi e riallacciare i fili tra di noi, complice la  musica che esiste quando la si fa, in ogni luogo, che sia l’auditorium di Ibirapuera a Sao Paulo o il “garage” nei pressi di Dourados. E lì, nel centro del Brasile, può anche capitare di ricevere   gli applausi sinceri dei bambini e persino dei militari, grati per avere cantato le “loro” canzoni. O di incontrare un indio “inurbato”, ma non troppo, che ringrazia perché, ispirato dalla memoria dei suoni, ripensa ai canti del nonno. Su tutte Cunhataiporà di Geraldo Espindola, un esempio del potere della musica corale non solo sul pubblico ma, come è giusto, sui coristi stessi, Un viaggio dell’anima per  tutti, separati per un attimo dalle nostre abituali e confortevoli radici, un po’ destabilizzati e attoniti ma in grado di comprendere, attraverso la musica,  il filo che ci lega a quella grande terra che è il Brasile e che non si è mai interrotto nel corso degli anni, dalla prima tournèe di Cantosopseso alla solidarietà di oggi per le  difficoltà  del popolo brasiliano che attraversa uno dei periodi più difficili della sua storia .Una promessa di un ritorno, presto e bene.