IL NOME

“Il canto sospeso” è il titolo di una cantata scritta da Luigi Nono nel 1955. Luigi Nono (1924-1990) è stato un compositore, politico e scrittore italiano molto interessato da quelle che chiamava “culture perdenti”, quelle culture che erano state interrotte nell’incontro/scontro con la cultura cristiano-occidentale. La domanda da cui partiva Nono era: se lo scontro con la cultura incaica piuttosto che azteca, solo per fare un esempio, non fosse stato così duro da distruggere tutto quello che c’era lì, come si sarebbe evoluta quella musica? Cosa starebbero facendo oggi gli Incas con la musica? E gli Aztechi? Sicuramente non quello che facevano nel ‘500, perché non lo stiamo facendo neanche noi. Quindi come sarebbe andata? Perché la strada che abbiamo preso noi, culture occidentali, non è l’unica possibile, se crediamo questo è perché siamo andati avanti distruggendo tutto ciò che era diverso. Ci sembra quindi che nel futuro possa esserci solo la nostra visione e invece no, perché abbiamo impedito lo sviluppo di altre culture, ma non siamo riusciti a distruggere completamente i popoli che le avevano prodotte. Qualcosa è rimasto, e quello che è rimasto va avanti. Per questo l’idea di Nono era quella di approfondire il tema delle culture perdenti, per capire il loro rapporto con la musica, la loro visione del mondo e cercare qualcosa che fosse diverso, più ricco, più interessante di quel profondo buco in cui la nostra civiltà e la nostra cultura stavano cominciando a entrare. Da qui la sua collaborazione col M° Lutero e il suo lavoro in Brasile e in Africa. Da qui la scelta di chiamare il coro italiano col nome della sua opera.