Canto per la pace
La «Missa Luba» dedicata a Sarajevo
Dedicato a Sarajevo. Contro la guerra e l'intolleranza. Il concerto di Miriam Makeba che ha aperto il Live Link Festival è stata un'occasione per non dimenticare I conflitti che bruciano la ex-Jugoslavia.
E «Mama Africa» - che per anni si è battuta per i diritti dei neri, ha portato davanti agli organismi internazionali il dramma dell'apartheid che dilaniava Il suo Sudafrica, ha cantato Il dolore e la disperazione della sua gente, ha pagato con trent'anni di esilio dalla sua terra Il suo impegno politico - diventa una grande ambasciatrice di pace.
L'altra sera nell'area di Tor di Quinto (poco distante dallo svincolo per la via Olimpica), un altro spazio romano sottratto al degrado e all'incuria, Miriam Makeba si è esibita davanti a oltre tremila persone.
I cinquanta coristi del «Cantosospeso», diretto dall'italo-brasiliano Martinho Lutero e i quattro percussionisti dei «Tamburisti di Milano» hanno aperto il concerto con canti tradizionali del Senegal, del Mozambico e degli Indios amazzonici. Esplodono I ritmi, i rumori, gli odori e i colori della misteriosa Africa.
Quando entra In scena la sessantatreenne cantante sudafricana il pubblico libera un grande applauso. Si continua con la «Missa Luba», la cerimonia rituale africana cantata in latino, composta negli anni '60 e presentata per la prima volta a Kinshasa dal Trovatori del re Baldovino e utilizzata da Pier Paolo Pasolini come colonna sonora de «Il Vangelo secondo Matteo».
«Kyrie», «Gloria» e «Agnus Dei» sono i momenti più emozionanti di questa seconda parte del concerto, la voce della Makeba è una preghiera gioiosa e vitale, Il suo canto si alterna a quello dei coristi, protagonista o comprimaria di lusso.
Dopo un breve Intervallo Miriam «l'imperatrice» ritorna in scena questa volta accompagnata da tre coriste, tra cui la nipote Zenzile Lee, e dalla sua band con Andree Tia alla batterla, solo Razafindrakoto alla chitarra, George Makinto al piano e Raymond Moulongo al basso. Il medley iniziale comprende anche «Pata pata» travolgente e inossidabile inno degli anni '60 che la Makeba canta roteando I fianchi al ritmo della canzone.
Per ogni brano ha una storia o un aneddoto da raccontare, come quando ricorda che «a Iuta continua- è nata dopo la cerimonia per l'indipendenza del Mozambico e la commozione e la felicità provata «mentre vedevo cadere dall'asta la bandiera del Portogallo e salire quella dei Mozambico»,
Generosa Makeba, parte del ricavato della vendita delle magliette con ilsuo nome stampato sopra andrà a un'organizzazione per l'infanzia, ma è anche disponibile a dividere la scena con la sua band e con la bravissime Zenzile Lee che lascia da sola a cantare «Mama» e quando rientra In scena afferma con orgoglio: mia nipote!».
Ancora oggi, dopo oltre quarant'anni di carriera, la donna che definì Il suo canto «la dichiarazione politica delle speranze e delle aspirazioni del mio popolo» colpisce al cuore chi la conosceva quando negli anni '6O si esibiva al fianco di Harry Belafonte e i giovanissimi che hanno imparato ad apprezzarla ascoltando il suo «Pata pata» nello spot pubblicitario di una nota marca di gelati, e che alla fine la travolgono con applausi e ovazioni.
Il Live Link Festival ha ospitato ieri sul palco grande Ray Cooner & David LindIey, virtuosi di chitarra e mandolino, sul palco piccolo Tom Sinatra, chitarrista già collaboratore di David Riondino. Stasera: Brooklin Funk Essentials, band newyorkese fra jazz, latin, reggae, hip-hop, e Jestofunk.
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